26 ottobre 2011

Bossi, le pensioni e la mentalità italiana

Umberto Bossi
Il problema è sempre lo stesso per il nostro paese: ridurre la strabordante spesa pubblica. Anche la (non) soluzione è sempre la stessa: non riduciamo niente perché "ho il mio orticello" da salvaguardare. Questa è la mentalità che fa sì che in Italia mai niente cambi ormai da decenni.

Abbiamo avuto dimostrazione di tutto ciò ancora in questi giorni, quando per l'ennesima volta il Governo di questo paese -di fronte alla crisi mondiale e alle richieste dell'Unione Europea- si è trovato a dovere affrontare volente o nolente il nodo della spesa e del funzionamento delle pensioni. Viviamo infatti in una cultura (italiana ma in parte anche europea) per cui il lavoro è considerato un peso o un sacrificio di cui disfarsi al più presto, ed il sistema di pensionamento è stato creato come se fosse la mèta agognata da raggiungere per godersi il meritato riposo... del "dolce far niente". Questo modo di pensare o di affrontare la vita di molte persone è stato inoltre e per decenni sfruttato dai partiti politici per raccogliere voti: il mio partito ti darà la pensione più alta, più facilmente, più presto, ecc. ecc.

Basta andare a vedere cosa è accaduto negli ultimi anni, quando si è tentato di porre rimedio al problema: "riforme" delle pensioni a metà, con mille distinguo e "scaglionate" con effetti pratici posticipati di 20 anni; leggi fatte e poi disfatte dal governo seguente, scontri con le parti sociali, proteste di piazza, crisi di governo e altre manifestazioni di amena inefficienza italiana.
Abbiamo ora la Lega con Bossi che rifiuta una vera riforma delle pensioni bloccando di fatto l'operato del Governo anche di fronte ad un confronto con tutta l'Europa. E questo solo per difendere i propri elettori, o meglio il loro voto, con ricatti e minacce che solitamente abbiamo visto attuare solo dalle forze di estrema sinistra! I nostri politici, quelli cioè che dovrebbero spiegare ai loro cittadini che tale mentalità è sbagliata, che il lavoro non è una punizione, che la pensione non deve essere la mèta di ogni cittadino, che l'aspettativa di vita media si è alzata, che molte persone oggi ancora a 70 anni sono in grado di poter lavorare... invece no! ... questi continuano senza coraggio e lungimiranza a sfruttare questa mentalità per paura di perdere voti!!!

Quando mai cambierà tutto ciò? Quando qualcuno riuscirà finalmente a imporre il buon senso di fronte a tutto questo o quando, per forza di cose (anche di fronte alle semplici e crudeli leggi di mercato), gli italiani che ancora non hanno capito dovranno "rassegnarsi" al fatto che il nostro sistema pensioni deve essere in gran parte riformato, ma che soprattutto la pensione rappresenta un metodo democratico e civile per tutelare chi non è più in grado di lavorare (persone anziane sofferenti ed invalidi ad esempio), e non un metodo per "godersi il meritato riposo" dopo anni di... "schiavitù lavorativa". Allora e solo allora ci riusciremo!

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