Eccomi qua dopo tanto tempo. Questo mio povero blog non era proprio abbandonato a se stesso ma quasi; purtroppo si sa sono un uomo impegnato, o più che altro diciamo che tendo a volere fare troppe cose assieme :-)

Tra le novità dell’anno passato che mi hanno trattenuto dallo scrivere  qui nel mio (poco) tempo libero annovero la scoperta della Facebook-mania e la promozione a moderatore su Il Forum della Libertà.

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Dopo la sconfitta della sinistra radicale alle ultime elezioni, che non mi aspettavo così dirompente, ho subito pensato che le menti comuniste impregnate di ideologie ormai non più riconosciute nella maggioranza del nostro pianeta (e finalmente anche in Italia) avrebbero metabolizzato l’evento e si sarebbero fatte un bell’esame di coscienza per comprendere infine di avere sbagliato tutto o quasi. Purtroppo non ci ho per niente indovinato… Quello che secondo loro ha sbagliato è invece tutto il resto del paese.

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Apprezzo e riporto questa a mio avviso stupenda analisi di Dino Cofrancesco da www.loccidentale.it , riguardo l’impossibiltà della parte uscita perdente da queste ultime elezioni di ammettere il fallimento della loro retorica e comprendere cosa è accaduto.

Le ultime elezioni politiche hanno approfondito l’abisso tra ‘paese reale’ e ‘paese intellettuale’. Se si fosse votato nelle Università—e soprattutto nelle Facoltà umanistiche–, negli istituti di cultura, nelle redazioni dei giornali, negli studi televisivi (Mediaset compresa!), negli uffici editoriali, il centro-destra forse non avrebbe superato la soglia di sbarramento che ha penalizzato l’Arcobaleno. Avendo, invece, esteso il diritto elettorale alle ‘masse’—nel significato dato al termine da José Ortega y Gasset ne La rebellion de las masas—l’esito della chiamata alle urne è stato assai diverso. Non pertanto gli sconfitti si rassegneranno alla débacle.

[...] continua qui [...]

03 maggio 2008 – di Dino Cofrancesco

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Condivido e riporto da www.davidegiacalone.it

Provo voltastomaco nel leggere i mille articoli tutti uguali, il dileggiare moralistico dei commentatori che non sanno far altro che citare la moglie di Ricucci, vergare banalità del tipo “ha ballato una sola estate”, far riferimento ai Vanzina, non accorgendosi di essere loro i personaggi del generone conformista.

Il problema non è Stefano Ricucci, ma un’Italia dimentica del diritto, della coerenza e del buon senso.

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