Eccomi qua dopo tanto tempo. Questo mio povero blog non era proprio abbandonato a se stesso ma quasi; purtroppo si sa sono un uomo impegnato, o più che altro diciamo che tendo a volere fare troppe cose assieme :-)

Tra le novità dell’anno passato che mi hanno trattenuto dallo scrivere  qui nel mio (poco) tempo libero annovero la scoperta della Facebook-mania e la promozione a moderatore su Il Forum della Libertà.

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Eravamo convinti di esserci liberati una volta per tutte di questo ultimo governicchio Prodi prima sfiduciato e poi spodestato definitivamente con le ultime elezioni, ma invece alcuni suoi rappresentati (dimostratisi sempre tra i più “intrapendenti” devo dire) invece di occuparsi solo dell’ordinaria amministrazione (come vorrebbe la nostra Costituzione) prima di lasciare definitivamente i loro uffici (direi mentre erano proprio sulla porta) hanno ben pensato di lasciarci qualche ricordo fondato sulle loro malate ideologie… giusto per…

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Apprezzo e riporto questa a mio avviso stupenda analisi di Dino Cofrancesco da www.loccidentale.it , riguardo l’impossibiltà della parte uscita perdente da queste ultime elezioni di ammettere il fallimento della loro retorica e comprendere cosa è accaduto.

Le ultime elezioni politiche hanno approfondito l’abisso tra ‘paese reale’ e ‘paese intellettuale’. Se si fosse votato nelle Università—e soprattutto nelle Facoltà umanistiche–, negli istituti di cultura, nelle redazioni dei giornali, negli studi televisivi (Mediaset compresa!), negli uffici editoriali, il centro-destra forse non avrebbe superato la soglia di sbarramento che ha penalizzato l’Arcobaleno. Avendo, invece, esteso il diritto elettorale alle ‘masse’—nel significato dato al termine da José Ortega y Gasset ne La rebellion de las masas—l’esito della chiamata alle urne è stato assai diverso. Non pertanto gli sconfitti si rassegneranno alla débacle.

[...] continua qui [...]

03 maggio 2008 – di Dino Cofrancesco

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Sembrerebbe un pazzo…

25 gennaio 2008

Karl Bushby è un ex militare paracadutista inglese di 38 anni, forse un po’ pazzo, che da ormai 10 anni sta intraprendendo una grande avventura da lui ideata: la spedizione Goliath.

Partito dall’estrema punta del sud America nel 1998 prevede di arrivare in Inghilterra nel 2012… Perchè così tanto tempo? Presto detto: perchè procede a piedi! Logicamente ogni tratta non è contigua nel tempo ma prevede pause più o meno brevi da un punto all’altro, con ritorno a casa (suppongo per riprendere forze) e ripresa dal punto lasciato per continuare l’avventura.

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