Esempi di ultimi vagiti di totalitarismo comunista
14 Maggio 2008
Dopo la sconfitta della sinistra radicale alle ultime elezioni, che non mi aspettavo così dirompente, ho subito pensato che le menti comuniste impregnate di ideologie ormai non più riconosciute nella maggioranza del nostro pianeta (e finalmente anche in Italia) avrebbero metabolizzato l’evento e si sarebbero fatte un bell’esame di coscienza per comprendere infine di avere sbagliato tutto o quasi. Purtroppo non ci ho per niente indovinato… Quello che secondo loro ha sbagliato è invece tutto il resto del paese.
Buona parte di coloro che si identificano ancora nelle ideologie di sinistra estrema, anche se in parte migrati verso la cosidetta “sinistra riformista” del nuovo Partito Democratico o verso il rinato “giustizialismo” dell’Italia dei Valori, ancora non hanno capito cosa è successo e si ostinano anche di fronte ai fatti compiuti.
Non mi voglio perdere in spiegazioni e ragionamenti che in buona parte non sono nemmeno in grado di fare dato che analizzare tali menti contorte è per me spesso impossibile, ma utilizzando il grande mezzo che è Internet (e una bella ricerca su Google) e girando tra vari blog e forum politici della rete si trovano eclatanti esempi di tale ideologia purtroppo ancora più alimentata dalla sconfitta elettorale.
Un esempio molto attuale visto anche il recente nuovo imperterrito tentativo di delegittimare e infagare qualsiasi parte che non la pensi allo stesso modo, si trova nei vari blog dedicati a Marco Travaglio (specie dopo la sua recente accusa a Schifani), Beppe Grillo (reduce dalla sua ultima educativa giornata del “vaffanculo a tutti”), o Antonio Di Pietro (che ancora soffre per non essere riuscito a rovinare Berlusconi)… Personaggi ormai secondo me destinati a diventare gli “eroi moderni” della ideologia comunista e marxista che solo in Italia sembra sopravvivere a tali livelli.
Leggendo e ascoltando cosa queste menti e chi li supporta hanno da dire si ha una chiara visione della loro convinta e pregiudizievole superiorità intellettuale forse utilizzata per nascondere perfino a loro stessi grandi insicurezze e frustrazioni, dell’odio e della rabbia che per ragioni a me incomprensibili coltivano dentro di loro, dell’incapacità di vedere le cose sotto diversi punti di vista o di minimamente analizzare pensieri distanti dai loro, dello spesso malcelato razzismo verso coloro che non si “adeguano al loro pensiero unico” (ideologia purtroppo molto pericolosa), della demonizzazione e delegittimazione delle idee a loro contrarie, della loro incapacità di analizzare fatti o accadimenti in modo minimante oggettivo, della loro capacità di assumere come fondata qualsiasi informazione o tesi che sostenga i loro pregiudizi, della loro convinzione del dovere “inculcare” in qualche modo negli altri il loro “pensiero unico” perchè sola ragione e verità. Come si possa definire o comprendere tutto questo non lo so: non si tratta di semplice ignoranza, ma forse di un modo per sfogare la propria impotenza di fronte ai tanti ostacoli e problemi della vita? Se così fosse si tratterebbe sicuramente del modo meno costruttivo e più pericoloso che conosca per affrontare la questione, e nella mia ignoranza sulle soluzioni azzarderei perlomeno a consigliare loro un buon psicologo.
Voglio portare come ulteriore esempio di questa mia analisi un blog tra i tanti trovati online chiamato Il Termometro Politico , che mi sono trovato a seguire in questi ultimi giorni e nel quale ho anche inserito alcuni miei commenti principalmente cercando di valutare il tipo di reazioni e risposte a pensieri diversi da quelli espressi da chi lo gestisce e frequenta. Sicuramente si possono trovare molti blog politici ideologizzati strutturati in maniera simile nella rete, ma questo che appare ancora non troppo frequentato mi sembrava l’ideale per cercare di comprendere meglio un certo modo di ragionare (se così possiamo definirlo). Il risultato è stato abbastanza scontato purtroppo: trovando mentalità prevenute, stracolme di pregiudizi, chiuse, incapaci di analisi minimamente oggettive al di fuori dei loro schemi ideologici precostituti. La cosa per me più negativa e deprimente è che tale blog presenta pure fatti importanti e articoli interessanti (anche se al 99% ricavati da fonti esterne) che meriterebbero magari seri approfondimenti: putroppo invece nella tipica vecchia ideologia comunista questi fatti sono unicamente presentati, spesso volutamente scomposti e manipolati come meglio ritenuto, non con lo scopo invece dichiarato di essere analizzati e discussi, ma solo a sostegno delle già definite, superiori, uniche e già tratte definitive inappellabili conclusioni.
Gran parte di questi comportamenti da me osservati sono molto ben descritti e spiegati nell’articolo di Dino Cofrancesco ’Breve guida alla retorica degli sconfitti ‘ che recentemente ho qui riportato.
Vedere tutto questo mi rattrista molto, specialmente dal momento che il nuovo governo Berlusconi sembra volere portare l’Italia verso un cambiamento epocale nel tentativo di riunire opposte forze politiche e idee civilmente e realisticamente moderate verso un costruttivo dialogo comune per il bene del nostro paese. La mia speranza è che questo sia veramente possibile senza il ritorno o il riemergere in primo piano di influenze ideologiche comuniste, distruttive e oltranziste che si celano ancora non troppo nascoste anche nel Partito Democratico, maggiore controparte del nuovo esecutivo.
Breve guida alla retorica degli sconfitti
4 Maggio 2008
Apprezzo e riporto questa a mio avviso stupenda analisi di Dino Cofrancesco da www.loccidentale.it , riguardo l’impossibiltà della parte uscita perdente da queste ultime elezioni di ammettere il fallimento della loro retorica e comprendere cosa è accaduto.
Le ultime elezioni politiche hanno approfondito l’abisso tra ‘paese reale’ e ‘paese intellettuale’. Se si fosse votato nelle Università—e soprattutto nelle Facoltà umanistiche–, negli istituti di cultura, nelle redazioni dei giornali, negli studi televisivi (Mediaset compresa!), negli uffici editoriali, il centro-destra forse non avrebbe superato la soglia di sbarramento che ha penalizzato l’Arcobaleno. Avendo, invece, esteso il diritto elettorale alle ‘masse’—nel significato dato al termine da José Ortega y Gasset ne La rebellion de las masas—l’esito della chiamata alle urne è stato assai diverso. Non pertanto gli sconfitti si rassegneranno alla débacle.
03 maggio 2008 - di Dino Cofrancesco
L’Italia liberata
30 Aprile 2008
Quella che abbiamo ricevuto grazie al voto degli italiani il 14 aprile 2008 (oltre al 28 aprile 2008 a Roma) è una nuova Italia, liberata finalmente dall’oppressione ideologica comunista che la governa ormai da troppi anni. Forse esagero perchè l’ideologia rimane comunque in forse troppi cervelli come ancora abbiamo potuto vedere anche negli ultimi giorni, ma credo comunque di potere dire che l’Italia ha deciso di rinnovarsi e di lasciarsi indietro i molti errori fatti; dopo avere visto la giusta fine del peggior governo della nostra storia possiamo sperare finalmente in un futuro migliore.
Come ancora una volta ben previsto e detto da Silvio Berlusconi prima delle elezioni il centro destra unito formato da Popolo della Libertà e Lega aveva e ha il consenso della maggioranza del paese, con uno scarto di ben 10 punti percentuali (garantendo una forte maggioranza al governo) rispetto al centro sinistra formato dalla strana accozaglia PD Veltroniano-Di Pietro-Radicali. Ancora come previsto e detto (anche da me in questo articolo) questa legge elettorale si è dimostrata più che valida, e anzi migliore del previsto dato che ha permesso con i suoi sbarramenti di mantenere le forze meno rappresentative finalmente fuori dal parlamento riflettendo esattamente la volontà (questa volta ben demarcata) espressa dagli elettori. Sempre come previsto e detto ancora da Silvio Berlusconi il centro di Casini ha comportato più problemi alla sinistra che a Berlusconi, entrando in parlamento per un pelo (o pelino) e mettendo Pierferdinando Casini un una posizione non certo felice considerato il suo precedente rifiuto ad unirsi al Popolo della Libertà.
Ricordo come la sinistra Prodiana e neo-Veltroniana (ma si sono uniti anche Casini con un misto-centro-salato e la sinistra radicale questa volta “Arcobalenata”) gridasse a grande voce sulla necessità di cambiare una legge elettorale che ci avrebbe portato alla ingovernabilità, e poi strillare contro il ritorno di Berlusconi dicendo che gli italiani volevano cambiare e avrebbero votato la “nuova” sinistra con il “Uolter” del Partito Democratico oppure il nuovo centro-”Casinista” o un Bertinotti “ultra-colorato”; logicamente hanno dimostrato di non averci capito niente, o forse avevano ben capito ma la davano ad intendere ai loro delusi elettori di un tempo… Fattostà hanno fatto un buco nell’acqua (e non solo di acqua parliamo) enorme.
Passate le elezioni mentre ancora Bertinotti e gli altri ultra-sinistri “Arcobalenati” cercavano di capire come mai nessuno li aveva votati, mentre Casini cercava una qualche collocazione che avesse senso (se la trova faccia un fischio), e nel Partito Democratico Prodi si dava alla fuga (in bicicletta logicamente), con “Uolter” che chiedeva a Jovanotti e a George Clooney dove aveva sbagliato (forse una questione di trucco o di suggeritori incompetenti), ecco che anche il nostro bello e unto Rutelli viene colpito e affondato da Gianni Alemanno ai ballottaggi per il nuovo sindaco a Roma. Ecco così anche il povero Rutelli a domandarsi dove ha sbagliato: eppure le “Notti Bianche” di Roma erano bianchissime, i progetti per la città dopo 15 anni di attese “quasi iniziati”, il Festival del Cinema pieno di personaggi famosi, i campi degli zingari li avevano contati tutti, e poi perchè la città non ha più paura del ritorno del fascismo in città con Alemanno? Tutte questioni che perfino Veltroni e D’Alema sembra abbiano rinunciato a spiegare a Rutelli, lasciandogli qualche giorno di vacanza per riprendersi con la sua altrettanto esterefatta “Palombella”. Ma sì, lasciamoli riflettere un po’…
Nonostante tempi costituzionali ancora assurdi per una democrazia moderna Silvio Berlusconi è ora al lavoro per formare il nuovo governo, Renato Schifani è stato eletto nuovo Presidente del Senato e Gianfranco Fini nuovo Presidente della Camera dei deputati. Raccomando la lettura dei discorsi di insediamento (qui per il Senato e qui per la Camera) fatti dai due nuovi Presidenti, perché anche dalle loro parole si può capire che siamo di fronte ad un cambiamento storico per il nostro paese.
Viva l’Italia!






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